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Presentazione “Selvadore Espiga, quella notte maledetta di Santu Jagu” di Diego Satta

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BannerA.jpgPresentazione del Romanzo : “Selvadore Espiga, quella notte maledetta di Santu Jagu” di Diego Satta


Diego Satta è nato a Ittireddu nel 1944. Dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Sassari e il servizio militare, ha lavorato dal 1973 al 2005, come Dirigente dell’ l’Istituto Incremento Ippico della Sardegna, concludendo la carriera come Direttore Generale. Appassionato di lettura e di scrittura, svolge attività giornalistica pubblicistica dal 1994 e collabora attivamente con riviste ippiche nazionali, regionali ed estere. Dal 1975 al 1991 è stato sindaco di Ittireddu, dove ha particolarmente curato le attività culturali e l’apertura del primo Museo archeologico ed etnografico del territorio.

Nel 1991 ha pubblicato per l’Editrice Il Torchietto di Ozieri, il volume “Itirifustialvos – origini ed evoluzione di un villaggio”, ricerca storica documentata sul comune di Ittireddu.

Nel 2001 ha pubblicato per la Soter Editrice di Villanova Monteleone, il libro “Chilivani, ottant’anni di ippica in Sardegna”, saggio documentato sulla storia del più importante ippodromo sardo. In pensione dal 2006, si dedica a ricerche sulla storia locale, le tradizioni, la lingua sarda. E’ alla sua prima esperienza come romanziere.

L’autore, incuriosito da unu contu ‘e foghile fattogli dal nonno, su una terribile disamistade, scoppiata a Ittireddu alla fine dell’ottocento, della quale fu vittima anche un suo bisnonno, dopo tanti anni, ha voluto saperne di più interpellando diverse persone anziane del paese. Ha potuto così constatare come, nella memoria popolare, questi fatti fossero stati tramandati principalmente in riferimento al personaggio di un balente che si era dato alla macchia giurando di vendicarsi per un’ ingiusta accusa di omicidio rivolta a suoi congiunti. L’origine della vicenda pare fosse dovuta ad un matrimonio mancato, poiché l’anziano paraninfu aveva chiesto per se la mano della sposa, che avrebbe dovuto invece chiedere per un suo nipote. Quest’ultimo non si rassegnò, ma continuò a importunare la giovanissima moglie dello zio, provocando un’insana gelosia che indusse l’assassinio del giovane. Ne seguirono odi e vendette ed una sanguinosa faida con altri omicidi, attentati, processi e condanne.

Lo studio delle carte processuali, presso l’Archivio di Stato di Sassari, ha consentito all’autore di venire a conoscenza dei fatti che poi hanno ispirato il racconto delle vicissitudini romanzesche dei protagonisti, i personaggi, le famiglie coinvolte, la mentalità e la filosofia di vita, l’ambiente del paese che fu straziato da una discordia che lo dilaniò e lo divise in due fazioni.

Il filo conduttore della storia si mescola alla descrizione dell’ambiente paesano, delle vicende politiche, delle difficoltà della vita, del lavoro quotidiano, delle usanze e delle tradizioni immutabili che scandivano il tempo e le stagioni. Sono teatro della vicenda l’antico villaggio, le sue campagne e i territori dei paesi confinanti, con un finale a sorpresa. Nell’intento di dare alla narrazione una maggiore immediatezza e per rendere ancor più attraente e piacevole la lettura, più autentica, credibile e interessante la storia, l’autore ha usato molte parole ed espressioni della lingua sarda logudorese.

Il romanzo “Selvadore Espiga, quella notte maledetta di Santu Jagu” è stato pubblicato nel 2007 dall’Editrice Il Torchietto di Ozieri e ha ottenuto un buon successo a livello regionale. Essendo stato pubblicato a spese dell’autore, sono in corso contatti con Case editrici nazionali per pubblicare una seconda edizione da distribuire in maniera più capillare.

A fine 2008 lo stesso romanzo, tradotto in lingua francese, è stato pubblicato in Francia dalle Editions Persée (www.editions-persee.fr) ed è in corso la distribuzione a livello nazionale.

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Elio Turis

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