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Mostra di Albino Manca

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L’officina di uno scultore dal mito di Roma al sogno americano

Anteprima

Roma, Complesso del Vittoriano – Sala Zanardelli
Piazza Ara Coeli

dal  1° aprile –  al 2 maggio 2010

Catalogo: Gangemi

Orario:dal lunedì al venerdì 9.30/18.30 sabato e domenica 9.30/19.30

INGRESSO GRATUITO

Per informazioni:tel. 06/69202049

L’accesso è consentito fino a 45 minuti prima dell’orario di chiusura.

Ufficio Stampa ComunicareOrganizzando:
Paola Saba
tel. 06/3225380, fax 06/3224014cell. 329/9740555e-mail: p.saba@comunicareorganizzando.it

con la collaborazione di:

Caterina Mollica

tel. 06/3225380,

fax 06/3224014

c.mollica@comunicareorganizzando.it

COMUNICATO
STAMPA

La mostra antologica “ALBINO MANCA. L’officina di uno scultore dal mito di Roma al sogno americano”, ospitata al Complesso del Vittoriano dal 1° aprile al 2 maggio 2010, vuole far ripercorrere per la prima volta l’intero cammino artistico dello scultore sardo Albino Manca (Tertenia 1898 – New York 1976) la cui attività si svolse tra l’Italia e gli Stati Uniti, attraverso circa cento opere tra sculture, objets d’art, dipinti, stampe, medaglie e disegn facendo emergere l’uomo e l’artista che visse due momenti significativi della storia novecentesca, il ventennio fascista e il New deal americano.

La Mostra, presentata dalla F.a.s.i (Federazione dei Circoli Sardi in Italia), si avvale del Patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato al Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, Assessorato alla Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport -, del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione -, del Comune di Cagliari, del Comune di Tertenia, della Provincia dell’Ogliastra ed è organizzata dalla Federazione Associazioni Sarde in Italia, Circolo Sardo, Quattro Mori Ostia Roma in collaborazione con Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.
L’esposizione, a cura di Giuliana Altea e Caterina Virdis, sarà inaugurata mercoledì 31 marzo alle ore 18.00 presso il Complesso del Vittoriano.

La mostra

Formatosi a Roma nel cantiere del Vittoriano e quindi all’Istituto di Belle Arti, sotto la guida di Ettore Ferrari, Angelo Zanelli e Pietro Canonica, Albino Manca – parte delle cui opere grazie al suo lascito testamentario sono conservate al museo Civico di Tertenia mentre le opere più imponenti sono al Battery Park, punta sud di Manhattan Island, al Children’s Queens Zoodi New York – si segnala dapprima per una interessante serie di ritratti, commissionatigli da esponenti dell’aristocrazia e del bel mondo internazionale che frequenta la Capitale. Accanto a questo filone di attività, caratterizzata dal gusto novecentista per una limpida sintesi dei volumi, spiccano varie opere di intonazione propagandistica e celebrativa, ispirate alle parole d’ordine e alle mitologie del fascismo: dai numerosi ritratti di Mussolini (quasi tutti perduti a causa della damnatio memoriae seguita alla caduta del regime) alle sculture per il Palazzo della Legione dei Carabinieri di Cagliari (1932). Produzione, questa, interessante per la puntualità con cui riflette i mutamenti del clima politico, dall’intonazione quasi religiosa del fascismo degli inizi alla compassata stabilità del fascismo divenuto regime.
Dopo un primo soggiorno di due anni a New York (1930-32), dove si reca su invito di Giuseppe Gatti Casazza, potente manager del Metropolitan Opera House, Manca – influenzato dall’esempio dello scultore americano Paul Manship – comincia a dedicarsi alla piccola scultura decorativa, prevalentemente di soggetto animalier. Nasce così una ricca produzione di figurine in bronzo, argento e oro di animali esotici o domestici: cani, gru, gazzelle, scimmie, tigri, ghepardi ecc., in cui il naturalismo della resa è controbilanciato da una tendenza déco alla stilizzazione. Alcuni di questi soggetti vengono trattati in scala maggiore, come l’arcaizzante Pantera ispirata al bronzo antico della Chimera di Arezzo, o vengono tradotti nelle grandi dimensioni, come Gru coronata e Gazzella e fico d’India; quest’ultimo, impreziosito da lumeggiature d’oro e dall’uso di patine di diverso colore (bruna per l’animale, verde per la pianta), rappresenta uno degli esiti più felici di Manca; un esemplare ne verrà più tardi collocato nel Brookgreen Garden di Georgetown, South Carolina, il primo museo di scultura all’aperto degli Stati Uniti.
La realizzazione delle sculture di animali assorbe quasi totalmente l’artista, che compie solo saltuarie apparizioni sulla scena espositiva, culminate nella partecipazione alla II Quadriennale del 1935 con il nudo Fanciulla dormiente. Fin dall’inizio Manca destina la sua produzione decorativa a una mostra personale da tenere in America, dove si ripromette di fare ritorno. Ma è solo nel dicembre del 1938 che riesce a mettere in atto il progetto di lasciare l’Italia.
Il secondo periodo americano vede lo scultore presente in manifestazioni importanti come la New York World’s Fair (1939-40) e la mostra dell’Italian Line al Rockefeller Center (1940). E’ un esordio in grande stile, svoltosi tra l’altro sotto gli auspici dell’ambasciatore italiano, il principe Ascanio Colonna, che pone il nome di Manca accanto a quello di scultori emergenti della corrente figurativa newyorkese. A dispetto di questa partenza promettente, lo scultore attraversa momenti di incerta fortuna, durante i quali si dedica alla produzione di gioielli e objets d’art in argento (molti dei quali presenti in mostra), vicini al gusto dell’argentiere italo-americano Alphonse La Paglia, con il quale Manca collabora. Realizza inoltre, per una committenza privata, una serie di ritratti e figure (come la Venere americana del 1942) ispirati al gusto della middle class statunitense. Nel contempo dà inizio a un’imponente produzione di medaglie – delle quali la mostra presenta una bella selezione -, alcune delle quali premiate in concorsi nazionali: un’attività parallela, importante quanto quella della scultura modellata, che continuerà per tutta la sua carriera.
Accettato all’interno di importanti associazioni di artisti di orientamento tradizionalista e continuativamente presente nei concorsi nazionali, Manca si incammina su una strada che lo avrebbe condotto gradualmente a divenire da “Italian artist” o “Sardinian” ad “American sculptor”. Già nel 1942 riceve la prima committenza pubblica per la decorazione di un Ufficio postale di Lyons in Georgia e verosimilmente entra in contatto con lo staff della Sezione di Pittura e Scultura del Treasury Department, strettamente dipendente da Roosevelt. Al presidente dedicherà alcuni ritratti, esposti nelle sale del Vittoriano, che testimoniano il suo coinvolgimento nel clima politico americano del momento. A questi interessi fa capo anche la serie di rilievi intitolati La grande contesa, bizzarre allegorie della lotta tra i partiti democratico e repubblicano.
E’ proprio nell’arte pubblica, del resto, che si incontrano i maggiori risultati del periodo statunitense dell’artista. E’del 1963 la sua più importante commissione ufficiale, The Diving Eagle, monumento ai caduti in mare eretto nel Battery Park a Manhattan: documentato in mostra da diversi lavori preparatori in bronzo e in gesso, è una stilizzata aquila che afferra una corona d’alloro, dalle geometrizzanti cadenze déco. Suggestivo è anche il Gate of Life, l’imponente cancellata del Children’s Queens Zoo (1968), fantasioso arabesco in bronzo in cui Manca rimette in scena, con sorridenti accenti quasi disneyani, il suo repertorio animalier e del quale si espone il grande disegno preparatorio.

ALBINO MANCA

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Elio Turis

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